DALLA PARTE GIUSTA ( repetita juvant )

napolitanoIl presidente della repubblica Napoletano, l’On. Amato, Walter Veltroni, e tanti e tanti altri esponenti di questa repubblica nata dalla resistenza, negli ultimi tempi hanno ripetutamente affermato, bontà loro, che si può riconoscere che anche dalla parte della Repubblica Sociale italiana militarono persone che combatterono in buona fede, ma che ciò non significa assolutamente che fossero dalla parte giusta.

Anzi, sempre secondo questi sacerdoti resistenziali, è necessario ribadire con forza che i fascisti erano a difesa del male mentre la resistenza partigiana era la parte giusta e combatteva contro la dittatura ed il sopruso per la giustizia, la libertà e la democrazia.

Noi, che ci riteniamo gli eredi spirituali dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana e dell’azione politica del Fascismo abbiamo qualche cosa da obiettare ai padri priori della repubblica nata dalla resistenza sia sul piano del sentimento ( ed è  già moltissimo) che su quello della ragione e della logica storica.

Non vogliamo di proposito esprimerci in questa polemica sul piano dei sentimenti, sia perché sono nostro privatissimo patrimonio che non vogliamo immiserire e contaminare condividendolo e confrontandolo con coloro che furono i nemici della nostra Patria e dei nostri ideali e sia perché  è argomento che essi non saprebbero capire non essendone all’altezza!

Proveremo perciò a ragionare aridamente in termini di pura logica per porci alla loro stregua e cercare di farci capire ed esporremo elementi storici, politici e dialettici inconfutabili per dimostrare come la parte giusta fosse quella della Repubblica Sociale Italiana e quella sbagliata quella di chi si alleò con gli Alleati e con la Russia.

Incominciamo ad analizzare quali furono le motivazioni che spinsero 600.000 volontari uomini e donne ad arruolarsi nella R.S.I. e quali erano i rischi certi che essi corsero facendolo.

Motivazioni:

  • Continuare la guerra con l’alleato con cui si era iniziata anziché TRADIRE la parola data e gli impegni presi pur di salire all’ultimo momento sul carro di chi stava vincendo
  • Salvaguardare l’onore della Patria.

Contrastare l’azione del capitalismo internazionale che voleva riportare ( come ha poi riportato) il denaro ed il profitto in preminenza sull’Uomo e sul suo spirito sostituendo il denaro e le banche alla civiltà dello spirito ed alla reale emancipazione umana che è soprattutto elevazione culturale e morale.

  • Difendere le tradizioni, la storia, la cultura e la civiltà latine dall’imbarbarimento del materialismo del capitalismo e del marxismo
  • Dimostrare al mondo ed alla storia, per dare un insegnamento etico ai posteri, che le battaglie non si combattono solamente per la vittoria, ma, soprattutto perché sono giuste.

 

Rischi:

  • La quasi certezza di rimetterci la vita date le scarse probabilità di vittoria ed i precedenti dei comportamenti degli avversari
  • Il pericolo, si vede ora quanto reale, di essere fraintesi o di essere giudicati con malafede come gli artefici di una condotta delinquenziale di cui nessuno però sa spiegare i moventi o la giustificazione logiche.

Vediamo ora, non le possibili motivazioni che spinsero molti Italiani a partecipare alla resistenza, anche se molti lo fecero solamente negli ultimissimi mesi di guerra forse per rifarsi una “verginità politica”, perché l’esprimerle potrebbe forse portarci, date le vigenti leggi che limitano la libertà di pensiero e di giudizio, ad essere incriminati, ma consideriamo unicamente quali furono i vantaggi reali ed immediati che tale scelta comportò per essi.

E’ comunque da precisare che le motivazioni che noi non esprimiamo per prudenza, sono chiaramente state espresse da personaggi come Il comandante supremo delle forze alleate Gen. Eisenhower, dal Comandante in capo delle forze Britanniche Gen. Montgomery e dal Primo ministro Inglese Winston Churcill dopo la fine della seconda guerra mondiale nelle rispettive memorie e noi rimandiamo ad esse quei lettori che volessero approfondire l’argomento che non ci è lecito trattare.

Certo, una certa minoranza di sinceri antifascisti ci fu e furono quelli che ebbero il coraggio fisico e morale di esserlo negli anni venti e trenta, quando per essere antifascisti ci voleva determinazione, coraggio e sincerità di sentire e verso costoro, se pur li giudichiamo avversari che sbagliarono, abbiamo la stima che si deve verso quelli che Friederyck Nietzsche chiama “il buon nemico”, ma questi furono infinitamente meno di quanti si misero la fascia al braccio ed il fazzoletto rosso al collo quando le sorti della guerra erano già segnate o addirittura un mese prima o pochi giorni dopo la fine.

Vantaggi:

·         Evitare di ottemperare alla cartolina di richiamo alle armi con il rischio di finire a contrastare lo sbarco di Anzio o la battaglia di Monte Cassino dove si poteva anche morire.

·         Non finire, a meno di un dichiarato anticomunismo ( vedi le stragi di Moranino o quelle di Malga Porzius) nelle liste di proscrizione che il Partito Comunista, egemone nella resistenza, aveva compilato per la eliminazione fisica degli oppositori politici, così come era sempre e costantemente stato in TUTTI quei Paesi dove il comunismo era andato al potere prima e dopo la guerra .

·         Per una minoranza di furbi, passare, per una sorta di contorsionismo morale, politico e  militare, con un guizzo circense, da perdenti a vincitori per ereditare la delega del potere dai veri vincitori in qualità di servi coloniali degli USA che avrebbero avuto bisogno di “teste di legno” attraverso le quali esercitare sull’Italia la potestà del vincitore loro conferita nella “conferenza di Yalta” e che ancora esercitano se pur con le briglie lunghe.

Quanto ai partigiani comunisti, che, come già detto, erano egemoni nella resistenza, essi, prima che la conferenza di Yalta del Febbraio 1945, assegnasse l’Italia agli USA come zona di influenza, combatterono per sostituire il regime Fascista con la dittatura Comunista di osservanza Staliniana per cui certamente non lottarono per la libertà, ma per mettere al potere quel comunismo che, proprio in spregio della libertà ha massacrato nel mondo 100 milioni di persone.

Dopo il Febbraio 1945, essi combatterono per la realizzazione in Italia del più grande partito comunista Europeo ( obiettivo pienamente raggiunto ) al fine di ottenere con la politica quello che Yalta aveva loro negato di ottenere con le armi.

In ogni caso il loro progetto era quello di realizzare la dittatura del proletariato e non certo una libera democrazia!

Il resto sono balle e demagogia creata a posteriori.

Per non restare sulle generali e nel vago, facciamo un esempio significativo per tutti: l’articolo dell’Unità sui profughi istriani che fuggivano dall’infoibamento del comunista Tito.

“L’Unità”, nel suo numero datato sabato 30 novembre 1946, si occupava di “profughi”, coloro cioè che in quei giorni stavano scappando dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia per cercare rifugio in Italia.

Di essi l’organo del Partito Comunista Italiano, a Firma Piero Montagnani, scriveva testualmente:
“…Oggi ancora si parla di “profughi”: . . . Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città, non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. . . . Questi relitti repubblichini che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare al loro paese d’origine perché temono di incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali, . . . coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava. . . essi sono indotti a fuggire, incalzati dal fantasma di un terrorismo che non esiste”

Solo dopo la caduta del muro di Berlino essi hanno “Ufficialmente” mutato atteggiamento ed il perché è semplice: non potevano fare diversamente e le vecchie menzogne erano state scoperte e denunciate dallo stesso PCUS.

Ma dentro, nel cervello ( non credevano all’anima ed anche noi crediamo che simili esseri non l’avessero) perché mai avrebbero dovuto cambiare radicalmente posizione?

Noi non lo crediamo e pensiamo che, a grattare la superficie, sotto troviamo sempre le stesse belve che giudicavano le foibe come “.. giustizia popolare Iugoslava..”..!!

Ed allora, tornando alle dichiarazioni del presidente Napoletano, dell’on. Veltroni, dell’on. Amato e di tutti gli altri che, bontà loro, degnano i nostri morti di “buona fede”, ma li pongono  “dalla parte sbagliata”, rigettiamo le loro profferte ed il loro giudizio rivendicando non solo la loro scelta in buona fede, ma ribadendo che solo la loro era “la parte giusta” perché era la parte della coerenza, dell’onore, dell’idealismo e della Patria, mentre l’altra era la parte sbagliata come, non ne dubitiamo, presto o tardi la storia dimostrerà.

DALLA PARTE GIUSTA ( repetita juvant )ultima modifica: 2017-04-25T17:00:48+02:00da ereticus3
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